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Giovedì 20 Febbraio 2014

20/02/2014 09.40
 
Una mattina ancora di notte settantatre anni fa
Mia madre si alzo dal suo letto di una casa di Viareggio
Dove si trovava perché suo padre l’aveva sbattuta fuori casa
Perchè era in attesa del figlio che ora stava andando a partorire
Stava andando da sola a piedi nella notte all’ospedale di Viareggio
Nella fretta perché io volevo uscire fuori a occupare tutto il mondo
Perse anche una scarpa e appena giunse all’ospedale io uscii come il coniglio spellato
Era una donna sola al mondo che ora aveva qualcuno a cui pensare
Di sua proprietà aveva una bella vasta bontà da popolana senza popolo
La sua era una bontà fatta in casa come il pane e i vestiti di una volta
Non aveva nascondigli  in cuore perché quando si vive in otto in poche stanze
Avere un nascondiglio vuol dire coltivare un delitto
E poi era espansiva amichevole complice di qualsiasi chiacchiera appassionata
Questo è il ricordo e il patrimonio che mi ha lasciato
Mio padre non l’ho mai visto in vita.
Ne ho mai desiderato di conoscerlo
Mi interessava sapere se c’era qualcosa di lui in me per materializzami meglio
Poi mia made è vissuta come un cucciolo di innocenza da un innocenza all’altra
Così indifesa che l’avrebbe abbracciata anche un criminale in fuga
Tutto quello che io penso e cerco di essere lei lo era semplicemente
Aveva sempre una bontà da scambiare con qualcuno
Ma la scambiava per donarla meglio e più semplicemente
Ho vissuto poco e naturalmene male con lei ma non per colpa sua
La guardavo e speravo di scoprire di non essere suo figlio
Lei era tutta li nella sua innocenza che supplicava con innocenza
Io tutto arroccato nelle mie torri strappate al nemico non potevo amarla
Da lei ho preso le lacrime più meravigliose che siano apparse sulla terra
Una lavanderia per sofferenze nate con le lacrime già negli occhi
Oggi mi soddisfa pregare ogni mattino ed ogni sera per lei
Sono legato a lei dal pianto libero che non ha bisogno di grandi ragioni
E dall’allegria libera che non ha bisogno di nessuna ragione
Ci incontriamo a volte nel sonno come due fantasmi sereni
Ci basta trovarci nelle stesse stanze senza bisogno di baci o di abbracci
Siamo solo ombre nel sogno coi nostri corpi leggeri come il sorriso
Con la tenerezza sempre mal riuscita che trova il modo compiersi senza farsi vedere
 
Lugano bruno
 
 
 
 

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