Sono nato a Viareggio il 20/02/1941.
Mia madre era venuta lì da Lucca perché papà l'aveva sbattuta fuori di casa per colpa mia.
Fui dato a balia alla famiglia di un netturbino siciliano e vissi i primi due o tre anni di vita dividendo il lettone con le loro sette bambine.
Non ricordo nulla ma deve essere stato il tempo più bello della mia vita.
So che mi volevano bene. Ero il maschio che desideravano: lo chiamavo pappà. Ho partecipato alla seconda guerra mondiale che avevo due anni: un giorno a Lido di Camaiore ci fermarono i tedeschi perché avevamo del sale sul carretto.
Ricordi riportati a me dal mio pappà anni dopo.
A tre anni mia madre mi mise all'infanzia abbandonata di Viareggio in cambio di un bell'altare di marmo pagato dalla signora presso cui era la servizio saltuariamente.
A undici anni passai alla colonia agricola di Mutigliano. Uscito a 19 anni.
A venti anni due anni in Australia a fare di tutto.
Ora ho settant'anni tondi tondi.
Come tutti ne ho passate tante ma mi à parso di aver vissuto poco.
Quando attacco a parlare non finisco più; ma di me malgrado parli sempre di me, non saprei dire granché.
Ho cercato di evitare responsabilità ma non gli entusiasmi perché avevo nervi fragili e presunzione divina.
Ho due figli. Vivo solo da dieci anni. Sono pensionato, un po' del vecchio biblico che mi aspettavo.
Passeggio, cucino, sopporto depressioni stupide e meno stupide, e faccio solo quello che fa apparire un po' di anima.
Non cerco nessuno, nemmeno il dottore.
Appena me la sento prego. Se ho un po' di forza mi viene la poesia.
Vado a letto presto, se ho ancora forza prego e cerco di addormentarmi.
Non sono tutto qui. Anche se vorrei essere tutto qui.
Bruno Lugano